Alighiero Boetti

Nato a Torino nel 1940, Alighiero Boetti si iscrive alla facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Torino, che tuttavia lascia presto per dedicarsi all’arte da autodidatta. Si affaccia nel panorama artistico nella seconda metà degli anni Sessanta, esponendo per la prima volta nel ‘67 alla Galleria Christian Stein di Torino, dopodichè partecipa alle manifestazioni del movimento Arte Povera, distinguendosi per la sua varietà di interessi e per il suo sperimentalismo espressivo. Nel marzo del ‘71 fa il suo primo viaggio in Afghanistan, dove tornerà circa due volte l’anno fino al ‘79, quando il Paese viene occupato dai sovietici. Boetti fa realizzare alle donne afghane diversi tipi di manufatti, che poi lui disegna e ricama secondo lo stile locale.

In questo periodo inizia a firmarsi “Alighiero e Boetti”, scelta che riflette la sua indagine sullo sdoppiamento fra realtà e linguaggio, vista già nell’opera Gemelli. L’apice di questo processo si vede in una cartolina postale, in cui l’artista stringe la mano a un altro se stesso, simile ma differente, mentre cammina in un viale alberato.

Trasferitosi a Roma, diventa un protagonista dell’Arte Concettuale italiana, anche per i suoi studi filosofici, matematici ed alchemici. Inizialmente vicino al Minimalismo americano, l’artista passa a soluzioni figurative caratterizzate da un’eleganza cromatica gioiosa e ironica: lettere combinate su scacchiere, mascherine moltiplicate, disegni tratteggiati a biro di ripetuto, virgole su sfondi blu come in una cosmologia.

Tra gli anni Ottanta e i Novanta lavora molto, anche attraverso committenze ricevute per grandi installazioni all’interno di musei. La produzione delle opere è ben organizzata e collaudata: dopo averne curato l’aspetto progettuale, per la realizzazione si appoggia sempre alla manualità altrui. Negli ultimi anni sperimenta nuove realizzazioni, come i mosaici, e aumenta il numero dei lavori su carta. Nel 1990 l’artista è presente con una sala personale alla Biennale di Venezia.

Alighiero Boetti muore a Roma nel 1994, dopodichè la sua fondazione si è dedicata a tutelare e promuovere il suo lavoro sia in Italia che all’estero, collaborando alla realizzazione di mostre personali e collettive nazionali e internazionali.

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