Emilio Vedova

Emilio Vedova nasce nel 1919 a Venezia, i suoi genitori sono artigiani e operai. Fin da giovane mostra un forte talento per il disegno, realizzando una serie di vedute architettoniche di Venezia. Al disegno presto affianca la pittura, che apprende da autodidatta, così tra gli anni ’30 e ’40 realizza numerose tele, alcune con figure nere e bianche, altre più cromaticamente vivaci.

Pur apprezzando apertamente il Futurismo, è dichiaratamente antifascista, militando anche nella Resistenza tra il 944 ed il ‘45. Nel 1942 presenta Natura morta con teschio al Premio Bergamo, un’opera in cui emerge la sua gestualità unica e la sua tendenza alla tragicità. Firma il manifesto “Oltre Guernica” nel ‘46, ed in seguito fonda insieme ad altri artisti i movimenti Nuova secessione italiana e Fronte nuovo delle arti, che danno una marcata valenza sociale all’arte. Nel 1948 partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia, esponendo diversi quadri: Morte al sole, L’Uragano, Il Guado, Il combattimento e L’Esplosione.

Vedova partecipa a diverse edizione della Biennale di Venezia, che nel 1952 gli dedica una sala personale, mentre nel 1960 gli viene conferito il Gran Premio per la pittura, nel 1997 il Leone d’oro. Negli anni Cinquanta si avvicina alla pittura segno-gesto-materia tipica dell’informale e dell’espressionismo astratto, diventando, secondo la definizione di Giulio Carlo Argan il “fratello italiano” di Pollock, Kline e De Kooning. Realizza in questi anni il Ciclo della Protesta e il Ciclo della Natura, permeati da affannosa inquietudine e da una dolorosa concentrazione. Durante i primi anni ‘60 crea i Plurimi, opere polimateriche che, poste su supporti vaganti, invadono il pavimento e lo spazio.

È uno dei pochi artisti italiani contemporanei ad essere conosciuto e apprezzato all’estero, in particolare in Germania e negli Stati Uniti, dove tiene diverse lezioni nelle università. Espone alla Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Torino nel ‘96 e due anni dopo al Castello di Rivoli, i cui immensi spazi rispondono alla sua eterna vocazione all’oltre. Emilio Vedova muore nel 2006.

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