Giacomo Balla

Nato il 24 luglio 1871 a Torino, Giacomo Balla fin da ragazzo mostra un’inclinazione per l’arte e la musica, dedicandosi in particolare al violino.

Successivamente frequenta per pochi mesi l’accademia Albertina di Belle Arti e al Liceo artistico di Torino, oltre a un corso serale di disegno. Grazie al fotografo Oreste Bertieri incontra Pellizza da Volpedo, che con il suo divisionismo è uno dei personaggi più influenti della scena artistica dell’epoca.

A Roma, dove Balla si trasferisce nel 1895, incontra Duilio Cambellotti e il gruppo di intellettuali che stanno costruendo le scuole per i contadini dell’agro romano. Unendo questa attenzione e sensibilità verso i poveri e gli emarginati alle tecniche tipiche del divisionismo, dipinge il ciclo dei Viventi (Il mendicante nel 1902), Il contadino e I malati nel 1903, La pazza nel 1905.

Giacomo Balla e il Manifesto futurista

Nel 1903 incontra Umberto Boccioni e Gino Severini, che cambiano la sua prospettiva artistica divisionista.

Sotto l’influenza del poeta Filippo Marinetti che nel 1909 lanciò il movimento letterario chiamato Futurismo, Balla e altri artisti nel 1910 pubblicano il “Manifesto tecnico della pittura futurista”.

Da questo momento la sua attenzione si sposta sul dinamismo, in particolare sulla cronofotografia e il fotodinamismo di Etienne-Jules Marey, Edward James Muybridge e Bragaglia, da cui derivano opere come Bambina che corre sul balcone (1912), Dinamismo di un cane al guinzaglio (1912) e Le mani del violinista (1912).

Il dinamismo

L’interesse verso il movimento fa sì che Balla si focalizzi sulle automobili: per riuscire a trasmettere la sensazione della velocità della corsa utilizza un reticolo di triangoli di luci e ombre sovrapposti a linee diagonali e curve. In questo ambito, le tele più celebri sono: Profondità dinamiche del 1912, Velocità astratta e Velocità d’automobile del 1913.

Nel secondo decennio del Novecento, mentre è a Düsseldorf per decorare la casa Lowenstein, realizza il ciclo delle Compenetrazioni iridescenti, tra i primi esempi di arte astratta italiana.

La filosofia futurista applicata al teatro e alle scenografie

Nel 1914 lavora per la prima volta con la scultura. Inoltre, progetta e decora mobili futuristi e abiti futuristi antineutrali.

Nel 1915 scrive il manifesto Ricostruzione futurista dell’universo con Fortunato Depero, con l’intento di estendere la filosofia futurista a ogni aspetto della società: teatro, arredamento, moda. Esplora la scenografia, la grafica e persino la recitazione. Ne è un esempio la rivoluzionaria scenografia creata per il balletto Feu d’artifice con musiche di Igor Stravinskij nel 1917, in cui una sintesi di geometrie luminose si muove a ritmo di musica.

Nel 1925 partecipa con Depero e Prampolini all’Exposition Internationale d’Arts Décoratifs di Parigi, durante la quale vengono premiati i suoi arazzi. Nel 1931 firma il Manifesto dell’aeropittura futurista e partecipa alla prima mostra di Aeropittura, che è anche la sua ultima mostra futurista.

Giacomo Balla e il ritorno alla pittura tradizionale

Solo negli anni della maturità, infatti, l’interesse di Balla volge ormai verso la pittura tradizionale figurativa, in particolare verso un ritorno al realismo, poiché “l’arte pura è nell’assoluto realismo senza il quale si cade in forme decorative e ornamentali” (“Italie 1880-1910. Arte alla prova della modernità”, Umberto Allemandi & C. E Réunion des Musées Nationaux, 2000).

Giacomo Balla muore a Roma il 1° marzo 1958.

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