Mario Sironi

Mario Sironi

Mario Sironi è nato il 12 maggio 1885 a Sassari, ma poco dopo la famiglia si trasferisce a Roma, dove inizia a frequentare la Facoltà di Ingegneria nel 1902. Dopo un anno lascia l’università per concentrarsi sulla pittura, così si iscrive alla Scuola del Nudo presso l’Accademia di Belle Arti, frequentando anche lo studio di Giacomo Balla. Qui incontra Boccioni e Severini, accostandosi insieme a loro e a Balla, alla sperimentazione delle tecniche divisioniste.

Tra 1905 e il 1908 è a Milano, dopodichè va prima a Parigi e poi in Germania. Ritorna nella Capitale tra il 1909 ed il 19914, riallacciando i rapporti con Balla e osservando lo sviluppo delle teorie futuriste, a cui però aderisce solo nel 1914, dopo il definitivo trasferimento a Milano.

La sua natura creativa, tuttavia, fa sì che Sironi non riesca mai a conformarsi pienamente alla precarietà emotiva del Futurismo, né all’analitico scomporre dei cubisti. Coerente con la posizione interventista dei futuristi, si arruola quando scoppia la Guerra. Aderisce al Fascismo, attratto dai suoi ideali rivoluzionari, diventando nel ’22, impaginatore e disegnatore del quotidiano fondato da Mussolini, il Popolo d’Italia. Lo stesso anno la galleria milanese di Lino Pesaro vede la nascita del Gruppo del Novecento, che successivamente, grazie al sostegno di Margherita Sarfatti, diventa Novecento Italiano. Nel gruppo Sironi assume un ruolo di crescente prestigio.

Tra gli anni ‘30 e ‘40, la produzione artistica di Sironi è particolarmente intensa: non solo come pittore, ma anche come giornalista, scultore, disegnatore di vignette e manifesti, arrivando anche a collaborare con architetti per l’allestimento di importanti esposizioni. Partecipa a diverse mostre del Novecento in Italia, Europa e Stati Uniti, che diffondono la fama dell’artista.

Nel ‘31 il Carnegie di Pittsburgh gli conferisce il secondo premio internazionale. Nel dicembre del 1933, firma sulla rivista Colonna il Manifesto della pittura murale, insieme con Campigli, Carrà e Funi. Sostenitore convinto della destinazione pubblica dell’arte, Sironi decora con affreschi, mosaici, sculture. Nel dopoguerra rappresenta per Sironi si isola nel proprio studio, abbandonando l’idea di operare su vaste superfici. Realizza quasi esclusivamente quadri che sembrano bozzetti per pareti o grandi opere mai realizzate.

Invitato alla Biennale di Venezia nel ‘52, rifiuta, pur continuando ad essere presente in mostre nazionali e internazionali è costante e significativa.

Muore a Milano il 13 agosto 1961.

Sito ufficiale di Mario Sironi