Eyes of the Dove (Lucifer Life)

Eyes of the Dove (Lucifer Life)

Tecnica

Olio e smalti su tela

Dimensioni

cm 76,7 x 102

Anno

1959

Provenienza

- Arthur Tooth & Sons Ltd., Londra;
- Acquistato da una collezione privata, poi tramandato per via ereditaria;
- Their sale; Christie's, Londra, 25 Settembre 2014, lot 44;
- Collezione Privata, Londra;
- A.M. Arte Moderna, Brescia.

La serie Eyes of the Dove (Occhi della Colomba) comprende circa quaranta dipinti realizzati da Paul Jenkins tra la fine del 1957 e il 1959, questa serie segna un momento di transizione cruciale nella carriera dell’artista, precedendo immediatamente il periodo in cui iniziò a intitolare quasi tutte le sue opere “Phenomena”.

I titoli di questa serie spesso includono sottotitoli specifici che riflettono la natura evocativa del lavoro di Jenkins, questi quadri rappresentano l’ultimo corpo di opere in cui Jenkins ha utilizzato prevalentemente olio e smalto prima di passare quasi esclusivamente ai colori acrilici negli anni ’60, i lavori di questo periodo sono conservati in prestigiose collezioni permanenti, tra cui il MoMA, il Guggenheim e il Whitney Museum di New York, oltre alla Tate Gallery di Londra.

Maestoso e vibrante, Eyes of the Dove: Lucifer Life è un dipinto appartenente a una delle serie più celebrate dell’artista, intitolata Eyes of the Dove, l’opera presenta un insieme sinfonico di forme e colori: ampie stesure di rosso cremisi ardente e di giallo solare riempiono la tela, interrotte da palinsesti di blu ceruleo e morbido bianco crema.

La serie Eyes of the Dove, fu ispirata da un racconto del critico d’arte Harold Rosenberg, come lo stesso artista ha spiegato: «[egli] mi parlò di un rabbino ebreo che era solito visitare diverse sinagoghe, si fermava sul gradino più alto e poi scendeva di un gradino dicendo: “Gli occhi della colomba”, per poi addentrarsi in una sorta di spiegazione rivelatrice, a parole, dell’esperienza religiosa; quando concludeva, scendeva ancora e cadeva in un altro trasporto, era molto ammirato e seguito, pensai tra me e me: sì, gli occhi della colomba vedono tutto, ma mai la stessa cosa due volte.» (P. Jenkins, citato in A. Elsen, Paul Jenkins, New York 1975, p. 65).

Andando oltre il piano bidimensionale della tela, Eyes of the Dove: Lucifer Life sembra espandersi oltre i propri confini, per Jenkins, la tela stessa svolge un ruolo fondamentale nella sua pratica artistica, come ha dichiarato: «Quando mi chiedono se faccio un disegno prima di un dipinto, o se ho un’idea prima di iniziare un quadro, faccio notare che è la dimensione stessa della tela a dettarmi la direzione, una tela bianca mi dà un indizio e nella serie Eyes of the Dove ho scoperto che un dipinto può sembrare contrarsi e concentrarsi, ripiegarsi su se stesso, ma un altro può apparire come se si espandesse oltre i propri limiti, tutti raggiungevano una differenza di scala e il mio occhio misurava una realtà che non aveva nulla a che fare con la scala arbitraria del metro.» (P. Jenkins, citato in A. Elsen, Paul Jenkins, New York 1975, p. 65).

Eyes of the Dove: Lucifer Life fu realizzato in modo simile al metodo contemporaneo di Jackson Pollock: la tela, non intelaiata, veniva posta orizzontalmente sul pavimento, in contrasto, però, Jenkins creava forme colate, solchi e avvallamenti strutturati con intenzione compositiva.

L’espressione “Eyes of the Dove” richiama l’idea di purezza, luce e visione spirituale, mentre “Lucifer Life” può essere interpretato come un riferimento alla luce e all’energia vitale, dato che il nome Lucifer deriva dal latino lux ferre, cioè “portatore di luce”, il titolo quindi mette in dialogo due dimensioni opposte ma complementari, purezza e forza luminosa.

Opera di rara intensità e bellezza, essa non solo rappresenta una tappa fondamentale nella carriera di Jenkins, ma costituisce anche un prezioso testimone di un’epoca in cui la pittura cercava di oltrepassare i confini del visibile per farsi esperienza interiore.

Un capolavoro che affascina collezionisti e amatori per la sua potenza evocativa e la sua profonda spiritualità, capace di trasformare ogni ambiente in uno spazio di contemplazione e luce.