Phenomena Seen on Sight

Phenomena Seen on Sight

Tecnica

Acrilico su tela

Dimensioni

cm. 122 x 162,5

Anno

1967

Provenienza

- Martha Jackson Gallery, New York;
- Carone Gallery, Fort Lauderdale;
- Anon. sale; Sotheby's, New York, 11 Novembre 1986, lot 209;
- Collezione Privata, New York;
- Christies New York, First Open, Post War and Contemporary Art, 28 Settembre 2016, lot. 49;
- Collezione Privata, France;
- A.M. Arte Moderna, Brescia.

Paul Jenkins (1923–2012) occupa una posizione di rilievo nel panorama internazionale dell’arte del secondo Novecento, quale protagonista della stagione dell’Espressionismo Astratto americano e figura di collegamento tra la scena statunitense ed europea, la sua carriera si sviluppò in un contesto globale, con mostre nei principali musei e gallerie d’Europa, degli Stati Uniti e del Giappone, consolidando la sua reputazione come uno dei più raffinati interpreti dell’astrazione lirica internazionale.

Pur associato alla cosiddetta seconda generazione dell’Espressionismo Astratto, Jenkins sviluppò un linguaggio autonomo, distinguendosi per un uso innovativo dell’acrilico e per una concezione della pittura come evento fluido, controllato ma aperto al caso, a differenza dell’action painting più gestuale, la sua pratica si fonda su un equilibrio sottile tra intenzione e imprevedibilità: il colore viene versato, inclinato, guidato sulla superficie, creando campiture trasparenti e sovrapposizioni luminose che evocano fenomeni naturali e stati interiori, la sua opera ha avuto un ruolo fondamentale nel rinnovare il concetto di pittura come esperienza percettiva e meditativa, contribuendo al dialogo tra arte americana ed europea in un momento cruciale della storia culturale del XX secolo.

PHENOMENA SEEN ON SIGHT, realizzato nel 1967, rappresenta un esempio emblematico della sua maturità espressiva, l’acrilico su tela di grandi dimensioni (121,9 × 162,5 cm) si dispiega in una composizione dominata da un’ampia e vibrante campitura rossa che occupa gran parte della superficie superiore, il rosso, intenso e avvolgente, si diffonde come una nube o un’onda luminosa, modulato da variazioni tonali e trasparenze che suggeriscono profondità e movimento, mentre nella parte inferiore e laterale emergono accensioni di giallo brillante, contrappunti di verde e turchese, e tracce più scure che strutturano lo spazio con linee dinamiche e tensioni diagonali.

La tela non è semplicemente dipinta, ma diventa il luogo di un processo: il colore scorre, si espande e si arresta secondo inclinazioni calibrate dall’artista. Non vi è disegno preparatorio tradizionale; la composizione nasce dall’interazione tra gravità, gesto e sensibilità cromatica. Il risultato è un’immagine che appare simultaneamente spontanea e profondamente orchestrata, in cui la luce sembra emanare dall’interno della materia pittorica.

A partire dagli anni Sessanta, l’artista adotta sistematicamente il termine “Phenomena” per le sue opere, seguito da una specificazione che allude a una percezione immediata, “Seen On Sight” può essere tradotto come “visti a prima vista” o “colti nell’immediatezza dello sguardo”, il titolo non descrive un soggetto riconoscibile, ma suggerisce l’idea di un fenomeno visivo che si manifesta direttamente all’occhio, senza mediazioni narrative, Jenkins intende la pittura come rivelazione istantanea: un evento luminoso che accade davanti allo spettatore e che viene percepito in modo diretto, quasi intuitivo.