Phenomena Shield and Green

Phenomena Shield and Green

Tecnica

Acrilico su tela

Dimensioni

cm 100 x 60

Anno

1969

Provenienza

Collezione privata, Chicago;
A.M. Arte Moderna, Brescia.

L’opera Phenomena Shield and Green (1969), acrilico su tela, cm 100×60, appartiene a una fase centrale e pienamente matura della ricerca di Paul Jenkins, uno dei protagonisti dell’astrazione americana del secondo Novecento, questa tela sintetizza in modo emblematico la poetica dell’artista, fondata su una pittura fluida, luminosa e fortemente evocativa.

Paul Jenkins (1923–2012) è stato una figura di rilievo nel panorama internazionale dell’arte contemporanea, associato all’Espressionismo Astratto e in particolare alla corrente della Color Field Painting, la sua carriera si è sviluppata tra Stati Uniti ed Europa, in particolare a Parigi, dove entrò in contatto con artisti e intellettuali che contribuirono a rafforzare la dimensione filosofica e spirituale della sua pittura, a differenza di altri esponenti dell’action painting, Jenkins non concepiva il gesto come espressione impulsiva o drammatica, ma come rivelazione controllata di un fenomeno visivo.

Il titolo Phenomena Shield and Green si inserisce nella serie dei “Phenomena”, denominazione che Jenkins adottò sistematicamente a partire dagli anni Sessanta, il termine “Phenomena” rimanda alla filosofia fenomenologica, in particolare all’idea di percezione come esperienza diretta e rivelazione della realtà attraverso la luce e il colore.

La parola “Shield” (scudo) suggerisce un elemento di protezione o di energia concentrata, mentre “Green” richiama una dominante cromatica specifica dell’opera, il verde, infatti, è il colore strutturante della composizione: una colonna fluida che attraversa verticalmente la tela, modulata in sfumature che vanno dal verde smeraldo al turchese e al giallo luminoso, lo “scudo” potrebbe essere interpretato come la zona centrale irradiata di luce, una sorta di nucleo protettivo o campo energetico che si espande verso l’esterno.

Dal punto di vista tecnico, Jenkins utilizzava l’acrilico su tela non preparata o leggermente trattata, l’acrilico, rispetto all’olio, permette una maggiore rapidità di essiccazione e una brillantezza intensa, caratteristiche che Jenkins sfrutta per ottenere trasparenze, sovrapposizioni e velature luminose sfruttando così la fluidità del colore, la sua tecnica era altamente personale: non dipingeva con il pennello in modo tradizionale ma versava il colore direttamente sulla superficie inclinata della tela, guidandolo attraverso movimenti controllati e talvolta con l’ausilio di una spatola o di strumenti non convenzionali.

In quest’opera del 1969 si percepisce chiaramente la tensione tra controllo e casualità: la colatura del colore genera forme organiche e imprevedibili, ma la composizione verticale e la distribuzione delle masse cromatiche rivelano una precisa intenzionalità, il fondo chiaro amplifica la vibrazione dei colori saturi, il giallo solare nella parte superiore, il verde centrale, le incursioni blu e viola laterali creano un equilibrio dinamico tra luce e profondità.

Bibliografia:

Otto G. Ocvirk, Art Fundamentals: Theory and Practice, 3rd Edition, W. C. Brown Co., Dubuque, Iowa, 1975, pp. 96, illus. plate 56