Divinite Chevauchant Un Dauphin

Divinite Chevauchant Un Dauphin

Tecnica

Scultura in bronzo

Dimensioni

cm. 160 x 193 x 44

Anno

1974

Provenienza

Collezione Dalesart, S.L.;
Jean Javier Bofil, Barcellona;
Collezione privata, Verona;
A.M. Arte Moderna, Brescia.

La scultura in bronzo “Divinité chevauchant un dauphin” si presenta come un’opera di straordinaria forza evocativa e dinamica, capace di condensare in un’unica forma la tensione tra mondo terreno e dimensione mitica, realizzata con superfici vibranti e volutamente irregolari, la composizione mostra una figura antropomorfa stilizzata nell’atto di cavalcare un delfino, animale da sempre associato al mare, alla libertà e al passaggio tra mondi differenti.

Quest’opera acquista un valore ancora più significativo se inserita nel contesto della produzione di Salvador Dalí, uno dei più grandi e influenti artisti del XX secolo; Dalí non fu soltanto un pittore, ma un creatore totale, capace di spaziare tra pittura, scultura, cinema, design e letteratura, la sua importanza nella storia dell’arte risiede nella capacità di trasformare l’immaginazione, il sogno e l’inconscio in immagini concrete e potenti.

In questa scultura si percepisce chiaramente la sua visione artistica: una realtà che non è mai semplicemente ciò che appare, ma che diventa simbolo, metamorfosi, rivelazione interiore, l’opera testimonia come Dalí abbia saputo portare il linguaggio surrealista anche nella dimensione tridimensionale, mantenendo intatta la sua carica visionaria.

Il bronzo, materiale storicamente legato alla scultura monumentale e alla tradizione classica, viene qui reinterpretato con un approccio espressivo moderno, la superficie appare viva, segnata da increspature, pieghe e riflessi che catturano la luce in modo irregolare, questa lavorazione produce un effetto quasi organico, come se la materia fosse in continua trasformazione, le tonalità calde e profonde del metallo contribuiscono a trasmettere un senso di antichità e sacralità, rafforzando il titolo dell’opera, che richiama esplicitamente una dimensione divina.

Dalí dimostra qui la sua capacità di unire tradizione e innovazione, utilizzando un materiale classico per esprimere una visione estremamente moderna e personale.

La figura umana non è rappresentata secondo canoni realistici tradizionali, ma appare deformata e stilizzata, le proporzioni sono allungate, il volto è appena accennato, quasi privo di identità individuale, questa scelta trasforma il personaggio in un simbolo universale piuttosto che in un individuo specifico, il corpo sembra fondersi con il movimento del delfino, creando una continuità visiva tra uomo e animale mentre la posa suggerisce un equilibrio precario ma armonioso: la figura sembra guidare la creatura marina, ma allo stesso tempo appare sostenuta e trasportata da essa, questo dialogo tra controllo e abbandono è tipico della poetica di Dalí, che spesso esplorava il confine tra coscienza e inconscio.

Dal punto di vista simbolico, la scena può essere interpretata come un viaggio spirituale o una metafora della trascendenza, cavalcare un delfino richiama antichi miti marini, nei quali queste creature guidavano gli esseri umani verso nuove terre o li salvavano dalle profondità del mare, la presenza della “divinità” suggerisce un dominio non violento sulla natura, ma piuttosto una relazione di armonia e collaborazione, uomo e animale diventano parte di un unico movimento, un’unica energia e questa visione riflette il pensiero daliniano, dove il mondo visibile è solo una porta verso dimensioni più profonde della realtà.

Osservata da diverse angolazioni, la scultura cambia continuamente aspetto, le linee si intrecciano, le forme si sovrappongono e si trasformano, creando nuove relazioni visive invitando lo spettatore a muoversi attorno all’opera, a esplorarla lentamente, quasi come se fosse un organismo vivente, Dalí concepiva l’arte come esperienza totale, non solo visiva ma anche emotiva e intellettuale, e questa scultura ne è una dimostrazione evidente.

In conclusione, “Divinité chevauchant un dauphin” rappresenta una sintesi tra mito, movimento e materia, attraverso la fusione tra figura umana e animale marino, l’opera suggerisce un’idea di equilibrio cosmico e di unione tra dimensione fisica e spirituale, allo stesso tempo, l’opera testimonia la grandezza di Salvador Dalí come artista universale: un creatore capace di superare i confini delle discipline artistiche e di lasciare un segno indelebile nella storia dell’arte mondiale.

Un esemplare numerato della stessa scultura è installato sulla Pomenade a Marbella, Avenida del Mar; una seconda al Real Círcuito Artístico di Barcellona.

Informazioni:

FUSIONE: FONDERIA BONVICINI , Autentica Archives Descharnes, Referenza d’archivio o270 – es. 5/8

Esposizioni:

Arezzo, Palazzo della Provincia, Atrio d’onore – dal 14 al 20 maggio 2018

Bibliografia:

Dalí – Le dur et le mou, Sortilège er magie des formes, Sculpture & Object – Rober et Nicolas Descharnes, ©ECCART 2003 – pag. 179 tab. 446